RIFIUTI, LE IMPRESE BOCCIANO IL SISTRI: "FALLISCE SOTTO TUTTI I PROFILI"

Questo è il giudizio che emerge da un’indagine condotta dalla Cna su un campione di circa 1700 imprese, scelte tra quelle obbligate a utilizzare il sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti istituito il 17 dicembre del 2009. “A nove anni dalla sua nascita il Sistri continua a fallire completamente rispetto agli obiettivi che ne avevano motivato l’introduzione”. Ovvero sostituire il sistema cartaceo di tracciabilità (registri di carico e scarico e formulari di identificazione) e permettere agli organi di controllo un più efficace monitoraggio dei flussi di rifiuti sul territorio nazionale. Un principio, quello della tracciabilità, che l’83,5% delle imprese continua a considerare come “un obiettivo irrinunciabile”. La Cna spiega che “il Sistri è un sistema informatico basato su una tecnologia di difficile utilizzazione o addirittura malfunzionante. I passaggi previsti nella amministrazione dei rifiuti attraverso il Sistri (gestione delle procedure) sono giudicati ingestibili dalle imprese. In più anche la normativa alla base del nuovo Sistema risulta poco chiara e addirittura inapplicabile”.

Tre gli ambiti presi in considerazione dall’indagine della Cna: funzionalità tecnologica, gestione delle procedure, chiarezza ed applicabilità degli obblighi normativi. Sistema bocciato sotto tutti e tre i profili su una scala da 1 a 10, riesce a raggiungere il 3 (il voto medio è 2,7). “La severità del giudizio – si legge – esprime efficacemente la contrarietà delle imprese che, oltre ad avere sostenuto un costo per l’adozione della nuova tecnologia, si trovano a operare con uno strumento not user friendly“. Dietro la stroncatura da parte delle aziende c’è anche la questione costi, giudicati come troppo elevati, soprattutto se rapportati ad un servizio “giudicato ampiamente inefficiente”. Stando ai risultati dell’indagine, nei primi nove anni di utilizzo “una impresa su quattro tra quelle che operano nella parte finale della filiera (“trasportatori in conto terzi”, “destinatari di rifiuti speciali” e “altre categorie”), ha sopportato costi superiori ai 10mila europer il contributo annuale, con punte superiori ai 50mila euro per i trasportatori in conto terzi”.

Il Sistri può diventare per le aziende un vero e proprio problema. “Solo una impresa su cinque (il 21,5%) dichiara di non avere avuto inconvenienti in seguito alla sua introduzione. Per le altre imprese il Sistri ha prodotto effetti negativi di vario tipo. Per il 55,2% delle imprese esso ha determinato il rallentamento dell’attività ordinaria dell’impresa; per circa il 20% ha determinato aumenti dei prezzi (19,9%) e la necessità di rivolgersi a trasportatori/gestori diversi (19,0%); per il 17,2% ha reso necessario il ricorso a personale aggiuntivo. Per una quota minore e comunque significativa di imprese (l’11,5% del totale), il Sistri ha comportato anche l’impossibilità di completare la presa in carico dei rifiuti in barba all’obiettivo di tutela ambientale”.

E mentre la gara Consip per la messa a punto del nuovo Sistri resta ferma al palo in attesa del pronunciamento del Tar Lazio su una serie di ricorsi, all’orizzonte si profila l’ennesima proroga, con le imprese costrette ancora una volta “a pagare le enormi cifre per il contributo annuale, a fronte di un sistema mai divenuto effettivamente operativo”. Come uscire quindi da questa difficoltà? “Una soluzione – dice la Cna –  c’è: adottare un intervento normativo per superare definitivamente l’attuale sistema e costruire un nuovo progetto con la collaborazione delle associazioni imprenditoriali, che in questi anni hanno dato battaglia al Sistri”. Un appello che il ministro dell’Ambiente Sergio Costa sembra ben disposto ad accogliere, come dichiarato nei giorni scorsi ai microfoni di Ricicla.tv. “Si deve fare in modo che l’esigenza di trasparenza ed efficienza della tracciabilità collimi con quella delle aziende di operare in maniera fluida, semplice e veloce. 

 

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