Il Responsabile Tecnico: prima e dopo la riforma.

ALBO NAZIONALE GESTORI AMBIENTALI

 

Il Responsabile Tecnico: prima e dopo la riforma.

 

Nell’ambito dell’organica seppur complessa riforma dell’Albo nazionale gestori ambientali avviata il 7 settembre 2014 con l’entrata in vigore del Regolamento 3 giugno 2014 n.120, pubblicato sulla G.U. del 23 agosto 2014 n.195,, che ha riscritto attribuzioni e modalità organizzative dell’Albo nonché i requisiti tecnici e finanziari che le imprese devono possedere e proseguita con l’adozione, da parte del Comitato nazionale, di diverse delibere di attuazione del suindicato regolamento, sicuramente un ruolo centrale lo occupa la figura del responsabile tecnico elemento che più di ogni altro concorre a formare il requisito di idoneità/capacità tecnica richiesto alle imprese che si iscrivono all’Albo gestori ambientali.

E’ fuori di dubbio che il raggiungimento dell’obiettivo di una maggiore qualificazione delle imprese che si iscrivono all’Albo non può prescindere dalla presenza e dalla formazione della figura professionale del responsabile tecnico che diventa figura centrale per le imprese che si occupano di gestione dei rifiuti.

Per poter meglio delinearne la figura ed il ruolo che assume nell’ambito della recente riforma si rende opportuno partire da un confronto tra la previgente disciplina normativa e quella attuale; l’abrogato decreto 8 aprile 1988 n.406 già prevedeva tra i requisiti di idoneità tecnica che le imprese dovevano possedere obbligatoriamente per potersi iscrivere all’Albo la presenza di un responsabile tecnico senza però indicare né funzioni né tantomeno responsabilità del medesimo ma prevedendone solo l’equiparazione al legale rappresentante dell’impresa relativamente ai requisiti soggettivi.

Soltanto successivamente il Comitato nazionale con  Circolare del 21 aprile 1999, n.2866  enucleò, per la prima volta, funzioni e responsabilità del responsabile tecnico precisando che “ è responsabile delle scelte di natura tecnica, progettuale e gestionale che devono garantire il rispetto delle norme di tutela ambientale e sanitaria con particolare riferimento alla qualità del prodotto e della prestazione realizzata e del mantenimento dell’idoneità dei beni strumentali utilizzati”.

E ancora con Deliberazione 27 settembre 2000 n.4 lo stesso Comitato nel disciplinare i contenuti dell’attestazione, a mezzo di perizia giurata, dell’idoneità dei mezzi di trasporto di cui all’articolo 12, comma 3, lett.a) del decreto 28 aprile 1988, n.406, precisò che rientravano nelle attribuzioni del responsabile tecnico “il controllo e la verifica della permanenza delle caratteristiche dei mezzi di trasporto risultanti dalla perizia nonché il rispetto delle modalità di trasporto precisate nella medesima perizia in relazione alle diverse tipologie di rifiuti”.

Ma nonostante tali specificazioni è indubbio che l’esperienza ci ha dimostrato che tale figura sia stata spesso vista più come un peso, un onere, da parte delle imprese più che come un valore aggiunto per le stesse, laddove  l’attribuzione di tale incarico rispondeva solo all’esigenza di ottenere l’iscrizione all’Albo, ottenuta la quale, veniva relegato ad assumere un ruolo marginale.

Sempre nel periodo di vigenza dell’abrogato regolamento 406/98 l’idoneità professionale veniva dimostrata, in alternativa al possesso di idonei titoli di studio (laurea o diploma), attraverso la partecipazione ad appositi corsi di formazione e al superamento dei relativi esami, tenuti da istituti accreditati presso le regioni; tali corsi sono stati istituiti e disciplinati dal Comitato nazionale con Deliberazione del 16 luglio 1999, n.3 contenenti modalità e criteri per lo svolgimento dei corsi di formazione per responsabile tecnico.

Il contesto normativo sopradescritto nel corso degli anni ha però dimostrato evidenti criticità ed il suo superamento si inserisce nel più ampio disegno di riforma dell’Albo che ha , come sopra descritto, tra i suoi obiettivi proprio l’attribuzione di una reale professionalità del responsabile tecnico in relazione al ruolo centrale che lo stesso viene ad assumere.

Venendo ora ad una disamina delle principali novità introdotte dal D.M.120/2014 sulla figura del responsabile tecnico occorre partire dall’artico 10, comma 2, lett.h)  che, in continuità con il previgente quadro normativo, stabilisce che tra i requisiti che i soggetti che intendono iscriversi all’Albo devono possedere, rientra quello relativo al possesso del requisito di idoneità tecnica, che consiste, tra l’altro, nella qualificazione del responsabile tecnico (articolo 11, comma1, lett.a) .

Il successivo articolo 12 del D.M. 120/2014 precisa  i compiti, le responsabilità ed i requisiti professionali del responsabile tecnico stabilendo che tra i suoi compiti rientrano:

“ porre in essere azioni dirette ad assicurare la corretta organizzazione nella gestione dei rifiuti da parte dell’impresa nel rispetto della normativa vigente e di vigilare sulla corretta applicazione della stessa”; a questi vanno aggiunti: a) attestare l’idoneità dei mezzi di trasporto in relazione ai tipi di rifiuti da trasportare; b) effettuare e garantire la verifica ed il controllo delle caratteristiche dei mezzi di trasporto oggetto dell’attestazione di idoneità; d) comunicare al legale rappresentante dell’impresa e alla Sezione regionale competente l’eventuale venir meno dell’idoneità dei veicoli; e) certificare lo stato e la qualità delle attrezzature richieste per l’attività di bonifica dei beni contenenti amianto (cat.10) e dei siti contaminati (cat.9); garantire e attestare la formazione degli addetti ai centri di raccolta di rifiuti solidi urbani.

Vanno sottolineati tre importanti aspetti e cioè: tali compiti devono essere svolti dal responsabile tecnico in maniera effettiva e continuativa; il Comitato nazionale può disciplinare più nel dettaglio i compiti  e le responsabilità del medesimo; lo stesso Comitato nazionale potrà stabilire limiti all’assunzione contemporanea di più incarichi  qualora l’incarico venga attribuito ad un soggetto esterno all’organizzazione dell’impresa.

Questo ultimo punto rappresenta, a mio avviso, un aspetto importante della riforma del sistema Albo in quanto porrebbe per la prima volta dei limiti oggettivi al numero di incarichi  che lo stesso responsabile tecnico può assumere esonerando così le Sezioni regionali dal verificare discrezionalmente, come avviene oggi, le eventuali incompatibilità; tale procedura è stata di recente  confermata dal  Comitato nazionale  in quanto trova tutt’ora applicazionela Circolare  del 30 maggio 1994 che ha stabilito che spetta alle Sezioni regionali valutare caso per caso  se lo stesso soggetto possa assumere l’incarico di Responsabile tecnico per imprese diverse basandosi su quanto dichiarato dal medesimo, congiuntamente al legale rappresentante, circa la compatibilità con l’impegno temporale richiesto dalle altre attività svolte, che devono essere adeguatamente rappresentate..

Norma principale che disciplina in maniera innovativa, rispetto al passato, la formazione  del responsabile tecnico è l’articolo 13 del regolamento n.120/2014 che riscrive completamente il percorso necessario  per poter acquisire la idoneità professionale come responsabile tecnico in quanto non prevede più che la stessa si consegua mediante la partecipazione ai corsi di formazione regolamentati dalla deliberazione già citata, ma mediante una verifica iniziale dell’idoneità del soggetto e, con cadenza quinquennale, attraverso verifiche che assicurino l’indispensabile aggiornamento.

Sarà il Comitato nazionale a stabilire contenuti, criteri e modalità di svolgimento di tali verifiche al fine di garantire un elevato livello di tutela ambientale; va sottolineato che la preparazione alle verifiche, sia iniziale che periodiche, è facoltativa in quanto potrà essere effettuata autonomamente da parte del candidato che potrà prepararsi sulla base di quanto stabilirà l’organo centrale dell’Albo oppure potrà usufruire della formazione offerta dalle Sezioni regionali, alle quali il nuovo regolamento ha attribuito l’innovativo compito di avviare attività formative ed informative per i propri iscritti in base a criteri stabiliti dallo stesso Comitato nazionale e sotto la sua supervisione.       

Ciò che mi preme sottolineare è che ai sensi dell’articolo 26, comma 4, del DM 120/2014 (norma questa la cui puntuale disamina  è stata oggetto di un mio precedente contributo pubblicato su questo sito) fino all’emanazione delle disposizioni di competenza del Comitato nazionale, restano valide ed efficaci le disposizioni adottate dallo stesso organo alla data di entrata in vigore del decreto medesimo; pertanto anche in materia di formazione del RT restano valide le disposizioni della deliberazione n.3/1999 per i corsi di formazione disciplinati dalla stessa che potranno continuare ad essere  svolti. Su tale questione è intervenuta di recentela Circolaren.227 del 14 marzo 2016 la quale oltre a ribadire quanto sopra ha anche precisato che il solo possesso dell’attestato di partecipazione ai corsi di formazione di cui alla delibera n.3/1999 non esonera il soggetto interessato dall’obbligo di sostenere la verifica iniziale di cui all’articolo 13,comma1, del citato decreto 120/2014 laddove l’esonero dalla verifica iniziale ma non da quella periodica è previsto solo per coloro che alla data di entrata in vigore della futura disciplina ricopra già l’incarico di responsabile tecnico di impresa iscritta all’Albo..

Al riguardo va precisato che l’esenzione totale dalle verifiche sia iniziale che quinquennale è riservata ai soli titolari o legali rappresentanti di imprese iscritte che a far data dall’entrata in vigore della futura disciplina ricoprano anche l’incarico di RT e che abbiano maturato esperienza nel settore di attività oggetto dell’iscrizione per un periodo che verrà stabilito dal Comitato nazionale; un periodo transitorio viene concesso anche ai Responsabili tecnici in carica per i quali è previsto che potranno continuare a svolgere la propria attività per un periodo transitorio la cui durata non potrà essere superiore a cinque anni decorsi i quali dovranno sottoporsi alla verifiche quinquennali.

In conclusione, a mio avviso, riuscire nell’intento di mettere al centro della riforma dell’Albo  il responsabile tecnico facendolo diventare figura rilevante delle imprese ed effettivo elemento di qualificazione delle medesime , dipenderà molto dal lavoro del Comitato nazionale che è chiamato all’importante ed innovativo ruolo di dare attuazione ai principi contenuti del DM n.120/2014 attraverso le proprie pronunce; basti citare che spetta al Comitato definire le materie, i contenuti nonché criteri e modalità di svolgimento delle verifiche del R.T (articolo 13, comma 2 ); disciplinare nel dettaglio i compiti e le responsabilità del medesimo  (articolo 12, comma 3); determinare l’esatto concorso dei requisiti che dovrà avere il RT in relazione alle categorie e classi di iscrizione (articolo12, comma 5); stabilire i criteri ed i limiti per l’assunzione degli incarichi da parte del RT (articolo 12,comma 6).  

 

A cura del Dr. Gianpietro Luciano già Segretario della Sezione Regionale del Lazio- Albo Nazionale Gestori Ambientali-         

 

www.consulenzagestionerifiuti.it 

ALTRI ARTICOLI SIMILI
30-12 2017

Trasporto intermodale dei rifiuti: indicazioni operative nel parere Prot.1235/Albo del 4/12/2017


27-11 2017

obbligo isCRIZIONE all'albo per trasporti occasionali, sentenza N.44438 27/09/17 corte cassazione


21-10 2017

 

20/10/2017: APERTE LE ISCRIZIONI PER VERIFICHE DI IDONEITa' DEL RESPONSABILE TECNICO